COMITATO INQUILINI 1° QUARTIERE UMANITARIA - MILANO - VIA SOLARI 40

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in linea dal  24-04-2007

STORIA

   ultimo aggiornamento:
TRATTO DAL LIBRO FUORI COMMERCIO PUBBLICATO DALLA SOCIETA' UMANITARIA DI VIA DAVERIO IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DEL PRIMO QUARTIERE UMANITARIA
COL PATROCINIO DEL COMUNE DI MILANO E DEL CONSIGLIO DI ZONA 6

RACCOLTO EDIZIONI


1906. Il primo quartiere Umanitaria.

Quando l’Umanitaria era in via Solari.
 

LA STORIA DEL QUARTIERE DALLA FONDAZIONE AD OGGI
Nel 31 maggio del 1903 il Parlamento aveva approvato la legge Luzzati.

Alla base del provvedimento legislativo si stimolavano enti pubblici ma anche privati,cooperative e istituti a costruire case popolari mediante la concessione di agevolazioni da parte dello stato e di enti locali.

E’ in questo frangente che la Società Umanitaria decide di intervenire concretamente richiedendo un progetto edilizio che potesse rappresentare un prototipo di quartiere operaio modello.

Il consiglio dell’Umanitaria aveva individuato un’area edificabile in Porta Macello nell’esterna periferia nord ovest della città .

Aveva scelto Giovani Broglio come l’architetto idoneo a portare a termine il 1° Quartiere Umanitaria e il consiglio direttivo dell’Ente decide nel 1904 di affidargli il progetto .

Costruito in un solo anno dal 1 Aprile 1905 a fine Marzo 1906, il quartiere di via Solari costituì uno fra gli esempi più alti in materia di casa operaia.

Su un’area di 11000 mq. fuori Porta Genova sorsero 11 edifici divisi in due lotti con u rapporto 6/10 tra superficie costruita e superficie totale. Il lotto A, sulla destra, venne realizzato dalla Cooperativa Lavoranti Muratori (la stessa cooperativa venne incaricata nel 1906 di edificare u ulteriore edificio adibito a sala conferenze,salone, teatro, lavatoio e scuola professionale). Il lotto D, sulla sinistra, venne costruito dalla impresa Ing. A Moranti & Bettinelli. Si era adottata la soluzione di distribuire i fabbricati a padiglione isolato attorno ad una corte articolata in tre parti, evitando i cortili chiusi e i passaggi comuni.

240 appartamenti di uno due o tre locali davano alloggio a poco più di 1000 persone ed erano disimpegnati direttamente da scale interne ,muniti di latrina privata ,di condotto per immondizie, di acquaio, acqua potabile, balcone e in gran parte anche di terrazze e terrazzini. Per cento lire annue si poteva prendere in affitto un locale di cui il costo di costruzione era stato di circa 1700 lire.

I primi abitanti entrarono nel quartiere il 29 marzo 1906; il quartiere era stato progettato affinché i locali a piano terra fossero destinati a negozi, dagli alimentari alla farmacia, alcuni gestiti da cooperative operaie di consumo, assolutamente proibito era lo spaccio del vino, in perfetta sintonia con l’opera educativo-sociale che l’Umanitaria andava sostenendo da anni.

Per favorire l’elevamento intellettuale e morale si aprirono alcune sale di riunione dove trovano sede la Biblioteca Popolare e l’Università Popolare, mentre dal 1908 nel quartiere Solari prende a operare come asilo una Casa dei Bambini, gestita direttamente dall’Umanitaria e organizzata secondo lo stesso metodo educativo Montessori.

Il Quartiere di via Solari prima, quello di via Lombardia dopo ( entrambi passati sotto l’egida del Comune di Milano nel 1922) sono l’esempio pratico, anzi la conferma, di un metodo efficace che non si limitava all’allestimento di una dimora comoda e sana per gli operai, ma anche a fornire loro i più idonei mezzi per favorire l’elevazione mentale e morale.

Nell’Archivio Storico Umanitaria sono tuttora conservati e consultabili i resoconti del custode-ispettore Salvatore Sapienza, utili a immaginare come si viveva nel quartiere.

Fino al 1922 Solari e Lombardia furono amministrati direttamente dall’Umanitaria. Fino al 1924 vinse il desiderio di sperimentare la gestione delle case attraverso l’autogoverno ma intanto c’era stato il giro di vite del fascismo, impennata degli affitti ( nel giro di un triennio,tra il 1925 e il 1928 l’aumento sarà di circa quattro volte) e dal 1931 la fascistizzata Umanitaria riavrà la diretta gestione dei due quartieri.

Solo al termine della guerra si ricostituiranno le due Cooperative (il 4 Marzo 1946 la cooperativa inquilini iniziava la sua attività ufficiale).

Gli ultimi anni di vita della cooperativa furono quelli più difficili. A metà degli anni ‘70 girò una voce che la Società Umanitaria, proprietaria delle case, era stata fatta da parte di una società petrolifera una offerta di acquisto tale da ripianare il bilancio dell’ente. Fortunatamente l’offerta non andò a buon fine, ma indusse la cooperativa interna a passare al contrattacco. Si decise di cominciare ad applicare “il canone sociale”, lo stesso che il Comune aveva adottato per le sue case popolari: così facendo si pensava che in futuro sarebbe stato più facile indirizzarsi verso una soluzione comunale.

Con l’aggravarsi del blocco degli affitti, imposto a livello governativo, si sarebbe massicciamente ridotto, fino a pressoché ad annullarsi, il reddito di questo imponente patrimonio immobiliare.

Da qui le proposte e i tentativi di vendita (sia attraverso il frazionamento con prelazione agli inquilini ,sia attraverso defatiganti trattative con l’istituto autonomo delle case popolari) inutilmente perseguito durante gli anni 50 e definitivamente portato a termine agli inizi degli anni 80, quando si è conclusa una complessa trattativa con il Comune di Milano, che è diventato proprietario dei due storici quartieri. A quei tempi il canone d’affitto delle abitazioni era molto basso e quindi la decisione di passare al canone sociale,che rivedeva i canoni di affitto rapportandoli ai locali abitati, fu molto contestata dagli inquilini .

Dopo riunioni su riunioni, si riuscì a far passare questa linea , l’unica soluzione accettabile per salvaguardare il futuro di questo quartiere e allontanare le mani lunghe degli speculatori. (...)
 

PROGETTO

Comune di Milano

Assessorato Casa - Direzione Centrale casa - Servizio Politiche per la casa

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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