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Nascita di un Comitato che sceglie di misurarsi con il passato…

Il Comitato Inquilini nasce nel 2007 quando, con il contributo dell’allora Ministero delle Infrastrutture del Governo Prodi, viene decisa la riqualificazione del Primo Quartiere Umanitaria, abbandonato da anni a un degrado che sembrava diventato irreversibile. Progetto poi avviato dalla nuova Giunta.

Il Comitato scaturisce da una eredità importante, quella dell’Associazione Inquilini e della successiva Cooperativa Inquilini, sorta nel ’46 e scioltasi alla fine degli anni ’80, quando la Società Umanitaria vende al Comune di Milano i due Quartieri Popolari di Viale Lombardia e Via Andrea Solari.

Poi negli anni ’90 si alternano altre forme di rappresentanza, ma sempre con lo scopo di mantenere viva la coesione del Quartiere.

La storia recente del Comitato e degli abitanti, quindi, prende il via esattamente il 21 maggio 2007, quando gli inquilini si riuniscono in assemblea per trarre il meglio dalla tanta auspicata e attesa riqualificazione dello storico Quartiere.

Questi i mandati espressi da quella assemblea: darsi una rappresentanza attraverso l’elezione di un Comitato, impedire che la mobilità delle famiglie (necessaria alla ristrutturazione prevista in diversi lotti d’esecuzione) avvenga con il loro trasferimento fuori da Via Solari 40 e raccogliere il testimone dei tanti abitanti che, in oltre un secolo di storia, avevano agito per realizzare l’utopia di Prospero Moisè Loria: “aiutare i diseredati da se medesimi” e successivamente “esperimentare nella gestione delle case, l’autogoverno”, utopia da cui nacque la Società Umanitaria, una delle esperienze più feconde del ‘900 milanese e nazionale, così tanto voluta dall’ebreo filantropo che aveva fatto la sua fortuna prima con il legno e poi con il ferro nella costruzione della ferrovia del lontano Egitto.

Il Comitato viene eletto per restituire al Quartiere Operaio quella vocazione alla coesione e alla emancipazione che pareva ormai persa, certamente tutto alla luce di quanto nel frattempo era mutato e sicuramente senza alcuna pretesa di autosufficienza.

Si può senz’altro dire che quella del Comitato è stata, e continua ad essere una marcia costante verso il raggiungimento dell’obiettivo primario: richiamare alla partecipazione e alla condivisione tutti gli abitanti, sia quelli che nelle diverse elezioni lo hanno votato, sia coloro che si sono astenuti.

In fondo la ricetta è stata semplice: ascoltare, decidere insieme e poi lavorare.

Nel 68,70% di consensi ottenuti nella più recente elezione possiamo leggere una conferma dell’azione del Comitato e una ritrovata voglia degli abitanti di sentirsi protagonisti di un abitare condiviso, unito a un sottinteso auspicio di autogestione.

Secondo lo Statuto votato dagli abitanti, il Comitato rimane in carica tre anni e la sua elezione è valida se supera il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Questa regola scaturisce dalla convinzione che la rappresentanza sia la caratteristica fondante di ogni organismo democratico, non si guadagna una volta per sempre e pertanto va periodicamente verificata con il voto, meglio se a scrutinio segreto.

Sono queste pratiche e le suggestioni che si dicevano che hanno spinto il Comitato a stringere collaborazioni feconde con realtà istituzionali e associative; in primo luogo con Spazio Abitare, un servizio dell’Assessorato Area Metropolitana Casa e Demanio del Comune di Milano, insediato nel Quartiere con l’avvio della sua ristrutturazione e riqualificazione.

Un servizio che, a nostro parere, se fosse migliorato e implementato potrebbe dimostrare quanto sia proficuo, per chi governa la città, trovare soluzioni condivise e pertanto più idonee allo sviluppo di progetti di rigenerazione dei quartieri popolari.

Un servizio che ci ha consentito di gestire la prima fase di mobilità degli inquilini da una casa vetusta a una ristrutturata, senza essere obbligati ad abbandonare affetti e socialità conquistati in tanti anni di relazioni di vicinato. È in questo contesto che è risultato più facile il recupero di “spazi comuni”, abbandonati o semplicemente preclusi da quando il Quartiere è passato dalla gestione diretta della Cooperativa degli abitanti alla gestione del Comune.

Parliamo della ex bocciofila e del giardino della Casa dei Bambini, ideata e realizzata all’inizio del secolo scorso con il sostegno della Montessori, e oggi chiamato giardino d’estate per l’ombra che le piante assicurano durante l’afa estiva.

Quindi spazi comuni restituiti agli abitanti e ai cittadini della zona, coerentemente con la storia dell’Umanitaria che includeva invece di escludere. Luoghi dove ora si realizzano eventi culturali e ricreativi, gestiti con regolamenti condivisi, anche quando affiora l’eterno conflitto tra libertà e piccoli arbìtri.

Allo stesso modo è stato possibile riaprire una biblioteca con un servizio di book-crossing, realizzare un corso di alfabetizzazione informatica e dare vita ad un affiatato gruppo di anziani del Quartiere e della zona, che si ritrovano il mercoledì pomeriggio di ogni settimana.

Incessante è la cura che il Comitato, in collaborazione con soggetti esterni, presta alla costruzione dell’archivio del Quartiere attraverso testimonianze e materiale raccolti tra gli abitanti, anche tra coloro che non vi abitano più. Un archivio che restituisca un vissuto che possa aiutare il presente o più semplicemente ricomporre una narrazione umana che sembrava scomparsa e invece era solo nascosta dalla cenere del tempo.

Come dicevamo, nessuna autosufficienza: non solo siamo orgogliosi di aver riaperto una storia che sembrava chiusa, ma anche di farlo con compagni di strada, che ci siamo scelti o che ci hanno cercato, senza i quali i successi già ottenuti non avrebbero lo stesso segno che invece hanno.

E ci riferiamo, oltre al già ricordato Spazio Abitare, a tutti gli altri: il Consiglio di Zona 6, l’ ARCI Solari, l’Umanitaria, i Custodi Sociali, Dynamoscopio, MuseoLab6, ITSOS Albe Steiner, Naba, IED, Cittadini Solari e Banca del Tempo della zona e più recentemente Polisocial del Politecnico.

Anche se a corrente alternata e a geometrie variabili, ci piace pensare che queste relazioni dureranno a lungo e siamo coscienti che molto dipenderà dalla nostra coerenza nel tenere fede agli impegni assunti con gli abitanti e con tutti questi interlocutori.

Recentemente il Comitato ha aperto la sua sede in un altro spazio recuperato dall’abbandono: la ex Panetteria, chiusa da circa un decennio, che deve diventare una porta aperta a tutti coloro che vogliono affermare politiche abitative partecipate e autogestite.

Abbiamo però davanti un’altra grande sfida, quella di rigenerare il patrimonio di case popolari oggi esistente ed estendere il diritto alla casa a quella moltitudine di famiglie e persone a cui oggi questa possibilità viene preclusa.

Del resto se non tenessimo aperta questa prospettiva negheremmo l’ispirazione originaria di Prospero Moisè Loria grazie alla quale nasce il nostro “abitare” e alla quale restiamo legati.